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Lunedì 21 Maggio 2012
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Crescono i licenziamenti dovuti ai commenti sul social network

Fino a qualche anno fa a far perdere il posto era la lingua lunga. Una risposta sgarbata al capo, o un commento acido al collega invidioso e spifferone e addio stipendio. Oggi, nell'epoca degli user generated contents, basta un post di troppo sul libro delle facce.

«Il nuovo ad. prende quattromila sterline l'ora, io sette. Non mi sembra giusto". Licenziata. «Vendono carne scaduta, attenzione soprattutto al pollame». Licenziato. «Il mio lavoro è noioso». Licenziato. "Se anche tu, come me, dopo una giornata in Danieli sogni il barettino a Santo Domingo". Licenziata. La lista degli utenti che si sono giocati la carriera con i social network è lunga. Secondo uno studio della società di sicurezza Proofpoint, l'8% delle aziende Usa con più di mille dipendenti ha mandato a casa un dipendente per i suoi sfoghi su Facebook.

E mentre sui forum il dibattito fra colpevolisti e innocentisti si scalda, la giurisprudenza - come spesso accade sulle controversie che riguardano la rete - arranca. «La questione è complessa - spiega Francesco Rotondi, socio fondatore dello studio legale LabLaw - perché, senza necessariamente arrivare al licenziamento, l'uso del web 2.0 sul posto di lavoro tocca il tema dei controlli sull'attività lavorativa, vietati nel nostro ordinamento».
Installare strumenti di controllo sulla rete aziendale è infatti consentito, in base a una norma contenuta nello Statuto dei lavoratori del 1970 e alla legge sulla privacy, solo per necessità di tipo organizzativo o per la protezione del patrimonio aziendale. «Il controllo, se ci deve essere - prosegue Rotondi - deve dunque essere palese e soprattutto condiviso, come obiettivo comune all'intera comunità aziendale».
L'azienda dunque non può licenziare chi passa il segno su Facebook? «Per porre in essere questo tipo di controlli - conclude l'avvocato - è necessario un accordo sindacale. Questo tuttavia non significa che i dipendenti siano immuni, poiché, secondo la legge, tutte le occasioni attraverso le quali si può verificare un utilizzo improprio della strumentazione aziendale possono dar luogo poi a eventuali provvedimenti disciplinari». Fino appunto al licenziamento. Meritato o meno.

Il sole 24ore - 27 aprile 2011


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