Inaugurazione a.a. 2011-2012: sentiti ringraziamenti
Pubblicato alle ore 8:59 del giorno 31/01/2012
Colleghi, studenti, collaboratori.
Archiviamo la cerimonia di inaugurazione della 33° annualità accademica di questo Ateneo con soddisfazione accresciuta e rinnovata consapevolezza: la soddisfazione ci viene dall'ottima riuscita dell'evento; la consapevolezza dalla rinnovata convinzione che ho letto nell'impegno, anche oltre il dovere d'ufficio, di tutti coloro che hanno creduto giusto spendersi per una causa ritenuta superiore.
Ho letto chiaramente la fierezza di appartenere ad una comunità che, nell'avere grandi responsabilità rispetto al futuro di tutti noi, ha per questo anche grandi potenzialità da esprimere e far valere.
Un grazie particolare lo rivolgo agli studenti, che hanno coadiuvato il nostro staff tecnico-amministrativo curando l'accoglienza degli ospiti. L'entusiasmo con il quale hanno svolto il loro compito – e che si leggeva sui loro volti – è stata sicuramente l'immagine più bella di un ateneo giovane, a misura dei giovani.
Un caloroso augurio per tutti di buon lavoro.
Ciro Attaianese
Diversità non è sinonimo di avversità
Pubblicato alle ore 16:28 del giorno 28/09/2011
Lettera del Rettore agli studenti

Cara allieva, caro allievo,
a nome dell’intero ateneo porgo a te i nostri saluti e il nostro sincero benvenuto nell’Università di Cassino.
Scegliere di intraprendere la carriera universitaria significa entrare in rapporto con una istituzione che fa della formazione superiore e competitiva il suo scopo.
Il tuo ruolo sarà quello di entrare presto e bene in sintonia con questo sistema mettendo in campo il tuo talento, le tue capacità, la tua sensibilità, che si riveleranno i compagni più utili per compiere questa esperienza fino a giungere nel mondo adulto del lavoro.
Quanto siano poi importanti i valori che possono scaturire dal talento, dalla capacità e dalla perseveranza è stato proprio spunto per una riflessione nata da personali e recenti esperienze che intendo raccontarti nelle righe che seguono.
Diversità non è sinonimo di avversità
L'ultimo weekend è stato un fine settimana intenso, completamente immerso nei contatti umani, diversi molto per i luoghi e anche per le attività svolte, legati però dal filo etico su cui si innestavano.
Sabato don Antonio Mazzi e i suoi ragazzi mi hanno ospitato come rappresentante dell'ateneo in occasione dell'incontro pubblico "Cassino 110 e lode: il futuro della città nasce nell'università", organizzato nell'ambito dell'iniziativa “1000 giovani per la pace” promossa dalla Fondazione Exodus. L'incontro si è tenuto nella nostra Aula Pacis e ritengo sia stato un passaggio simbolico della manifestazione, utile a sottolineare il ruolo decisamente unico e importante che svolge l'Università nella crescita dell’individuo e nello sviluppo del territorio.
Il nostro ateneo ha iniziato Cassino ad un'esperienza che altre città hanno vissuto con secoli d'anticipo, diventando poi importanti centri economici e culturali, propulsori di benessere per tutta la regione.
Il ciclo di vita di una istituzione universitaria è generalmente molto più lungo dei tanti cicli legati alla politica o all'imprenditoria di un territorio. L’Università rappresenta così un solido e vivo elemento della società, che attraversa tempi e cambiamenti rivelandosi spesso sia spinta che direzione di questi cambiamenti. Un organismo pertanto unico, apparentemente chiuso e a volte poco comprensibile, altre volte quasi invisibile, capace di chiudersi nel silenzio della sua vita necessariamente indipendente.
Qualcosa da spiegare dunque, ai giovani, alla città, agli ospiti convenuti sul palco per la discussione, stimolato dalla presenza coinvolgente ed emozionante di don Antonio Mazzi, per rappresentare agli occhi di tutti che la nostra diversità non è — né sarà mai — sinonimo di avversità, ma necessaria differenza di ruolo per lo sviluppo sano della società.
Caro allievo, scegliere l’università per proseguire i tuoi studi significa avere ben chiaro che entri nel luogo deputato non solo alla produzione e alla diffusione di conoscenze e competenze, alla condivisione dei frutti della ricerca, ma anche all’acquisizione di un sistema di valori condivisi che faccia di te un cittadino autentico e non solo un utile impiegato, coscienza critica delle generazioni presenti e future.
Proprio in questo modo di vedere e di interpretare il ruolo dell’università nei confronti dei suoi studenti risiede la ragione prima per cui l’Università di Cassino ha deciso di sostenere con forza l'iniziativa di Exodus.
La spinta, la convinzione più volte ribadita è che la solidarietà, specialmente quando è iscritta all'interno di meccanismi competitivi, riveste un ruolo primario perché rappresenta l'etica. Dunque lo sviluppo sostenibile di un territorio deve fondarsi, prima ancora che sul tessuto produttivo, su valori condivisi fra i quali cooperazione e solidarietà.
Allo stesso modo tendere la mano a chi è diverso, a chi affronta una difficoltà, dà l'opportunità di ritrovare da un lato la strada smarrita, dall'altro la consapevolezza della propria forza. Un gesto semplice per tutti, poiché la diversità non è sinonimo di avversità. In questo senso l'azione della Fondazione Exodus è universalmente esemplificativa del concetto quanto esemplare nell'opera, che va sostenuta con forza.
Un pensiero per il fondatore di Exodus: don Antonio Mazzi.
Coinvolgente ed emozionante, dicevo prima, è stata la sua presenza sul palco dove ha mostrato ancora una volta come su temi di grande profondità sia necessario — e per lui anche estremamente facile — rivolgersi ai giovani con modi semplici, ma al tempo stesso in maniera diretta ed efficace. Modi tutti utili per iniziare a chiamare problemi e valori con il proprio nome per averne cognizione e giusta misura.
Ma l'emozione forte è toccata a me, quando ho ricevuto dalle mani di don Mazzi il premio 2011 "1000 Giovani per la Pace"; premio completamente inatteso, come inattesa è stata la motivazione: perché crede nel territorio e l'ama forse più di chi a Cassino è nato e vive.
Confermo di credere nelle cause che mi trovo a sposare, per il resto il premio lo condivido con voi studenti di questa Università e con tutti coloro che quotidianamente lavorano insieme con me per il nostro Ateneo, con l'augurio di riuscire sempre nelle cause per le quali lottiamo.

Questo accadeva il sabato, in mattinata. Domenica, insieme con il Centro Universitario Sportivo di Cassino avevamo già risalito l'Italia per giungere a Bergamo e partecipare ai campionati italiani Master di Mezza Maratona. Una partecipazione apparentemente slegata dal rapporto con l'università e di sicuro faticosa.
Una partecipazione nata quasi per gioco che ha finito per coinvolgermi proprio in virtù dei valori che anche lo sport, quello vero, sottintende: lealtà e onestà, convinzione e passione oltre le crisi, consapevolezza dei propri mezzi per raggiungere un risultato che spesso significa lavoro duro e faticoso, a volte anche avversari, avversità. È la misura dell'impegno personale possibile, che di volta in volta può crescere. È l’incredibile metafora della vita vissuta. Sono i valori, non molto dissimili da quelli al centro delle discussioni del giorno precedente, che devono costituire la ragione prima del nostro stare insieme, il substrato etico condiviso su cui far crescere la nostra società, prevedendo lo sforzo necessario per conseguire questo obiettivo.
Rivolgo queste mie brevi riflessioni agli studenti in generale, ma soprattutto a quelli come te che per la prima volta entrano in contatto con il nostro ateneo.
Caro allievo, spesso l'università può apparire diversa dalle attese, un percorso meno facile del previsto, tanto da diventare avversa e finire per scoraggiare. Per chi invece la frequenta da tempo e con profitto la sensazione è di sentirsi lui diverso, pronto a prendere un ruolo ben distinto in società.
In tutti i casi l'esperienza universitaria oltre a conoscenze e competenze, riuscirà ad insegnarti come a volte sia necessario essere e sentirsi diversi, in cambiamento, per assecondare se stessi e le proprie attese, senza per questo sentirsi in pericolo, avversari di qualcosa o qualcuno.
Ciro Attaianese
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Un importante traguardo nel processo di recupero del Castello Angioino di Gaeta
Pubblicato alle ore 9:21 del giorno 04/07/2011
Martedì 28 giugno 2011 il nostro Ateneo ha scritto l’ennesima bella pagina della sua storia con l’inaugurazione della mostra “Il Volturno, Gaeta e l’Unità d’Italia” presso il Castello Angioino di Gaeta.
Un momento che ha rappresentato non solo il contributo concreto dell’Università degli Studi di Cassino alle celebrazioni per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia, ma anche il primo e importante traguardo nel processo di recupero del Castello Angioino di Gaeta, affidato in uso perpetuo dell’ateneo ormai da 15 anni.
Un processo spesso faticoso quanto coraggioso, che ha visto in questa occasione raggiunto il primo concreto risultato: l’allestimento di una sala conferenze perfettamente funzionante, con attigue stanze di servizio; un ambiente dedicato all’allestimento di mostre, in piena attività fino al 20 ottobre prossimo; la messa in sicurezza dell’accesso alla fortezza. Tutto pienamente fruibile anche alle persone diversamente abili.
Già da oggi dunque la nuova struttura è a disposizione per congressi, seminari e brevi corsi di studio. Già da oggi dunque essa rappresenta una nuova opportunità per le nostre esigenze di lavoro e di rappresentanza.
In questo periodo preparatorio ciascuno di noi è stato severamente impegnato per la propria parte di competenza: il governo dell’Ateneo, il suo apparato tecnico e quello logistico amministrativo.
Il giorno dell’inaugurazione l’orgoglio, il piacere e la soddisfazione per la meta raggiunta era palpabile sul volto di tutta la nostra comunità accademica, che ha partecipato all’evento in maniera compatta: docenti, ricercatori, personale tecnico-amministrativo, studenti.
Ed è proprio al personale tecnico-amministrativo che intendo dedicare questo successo, reso possibile proprio grazie all’impegno e al grande spirito di squadra esibito da tutti coloro che, a vario titolo, sono stati coinvolti.
Ciro Attaianese
P.S.
Rispetto a voci circa la nostra conoscenza delle regole riguardanti il cerimoniale, quale formazione per chi fa informazione, suggerisco come lettura estiva il volume: Il cerimoniale moderno e il protocollo di Stato, di Massimo Sgrelli.
Fugherà ogni dubbio al riguardo.
GRAZIE A TUTTI…
Video inaugurazione A.A. 2010/2011 (Versione Completa)
GRAZIE A TUTTI…
… quelli (tanti) che sono stati con noi, testimoniandoci affetto e stima;
… quelli (pochi) che ci hanno mosso critiche: faremo tesoro di quelle valide e costruttive;
… quelli (tanti) che hanno seguito le nostre istruzioni, prenotando per tempo il posto a sedere;
… quelli (pochi) che non hanno seguito le nostre istruzioni: abbiamo fatto tutto il possibile per accontentarli e ridurre il loro e il nostro disagio;
… quelli (tanti) che hanno diligentemente ed educatamente accettato il posto assegnato;
… quelli (pochi) che non hanno accettato il posto assegnato: ci hanno permesso di saggiare la bontà della nostra macchina organizzativa;
Ma soprattutto grazie a tutti coloro (tanti) che mi sono stati vicino e che hanno contribuito con il cuore e con la mente al successo dell’evento: senza di loro non sarebbe stato possibile.
Ora di nuovo tutti al lavoro, come prima e più di prima.
Grazie,
Ciro Attaianese
Scarica il discorso “As we may think: vivere il presente costruendo il futuro”
Luci, ombre, opportunità
Pubblicato alle ore 11:51 del giorno 18/01/2011
Finalmente!
Il 3 gennaio il nostro ministero ci ha comunicato il valore provvisorio del Fondo di Funzionamento Ordinario (l'ormai famoso FFO) per il 2010.
No, non è un errore di stampa e avete letto bene. Si tratta proprio del FFO per il 2010, reso noto solo dopo la conclusione dell'esercizio finanziario a cui si riferisce e per di più in forma provvisoria e non ancora interamente trasferito.
Come avranno fatto i Rettori, i Senati Accademici e i Consigli di Amministrazione delle università italiane a gestire i propri bilanci continuando a pagare gli stipendi, le bollette e a finanziare, com'è accaduto a Cassino e in altri atenei (non molti a onor del vero), la ricerca? Lascio agli esperti la risposta a questa domanda per porne invece un'altra che credo stia a cuore a tutta la nostra comunità: com'è andata per l'Università di Cassino?
Rifuggendo da qualunque tentazione di manipolare a proprio vantaggio i numeri, la risposta è sintetizzata nel titolo: con luci, ombre e opportunità da cogliere per l'imminente futuro.
Cominciamo con un dato che è al tempo stesso luce ed ombra: rispetto ad una riduzione media nazionale del FFO del 5,1%, il nostro ateneo vede una riduzione "solo" del 4,1%. L'ombra è ovviamente data dalla pesante riduzione del fondo che non può non preoccupare per la futura gestione dell'Ateneo, la luce viene dalla constatazione che è aumentato il nostro 'peso' a livello nazionale. Un aumento che deriva tutto dall'incremento del 22,0% rispetto al 2009 della quota premiale, fra i più alti fra quelli registrati a livello nazionale.

Dal momento che la quota premiale è data dalla somma di una quota per la ricerca e di una per la didattica, l'analisi separata di queste due voci è utile e porta di nuovo a evidenziare luci ed ombre. La luce, forte, viene dal fatto che la quota premiale sulla ricerca è aumentata del 70,5%, un dato che conferma la validità delle politiche di incentivazione della ricerca fortemente volute e perseguite dagli organi di governo dell'Ateneo. L'ombra, assai preoccupante, è che la quota premiale sulla didattica si è di fatto ridotta del 21,7%.

Un dato, quest'ultimo, su cui riflettere e che impone un cambiamento di rotta deciso nelle strategie e nelle politiche di governo della didattica con particolare riferimento alla gestione delle carriere dei nostri studenti, dal loro ingresso in ateneo fino alla laurea. L'opportunità è offerta proprio dalla revisione dello statuto, imposta dalla legge Gelmini recentemente approvata: una revisione che dovrà recepire oltre a quanto previsto dalla legge anche le criticità e le positività che l'esperienza di questi ultimi anni ci hanno evidenziato per rimuovere le prime e rafforzare le seconde.
Ciro Attaianese