Crediti Storytelling
Voce recitante: Patrizia Bellucci
Brano musicale: “Strange night” di Fabio Lombardi
Lo sposalizio degli istinti
Fossa comune
senza titolo
I fratelli
Il rosso e l'urlo
Deposizione
Ti ascolto
Collina 1
La madre
Lacerazione
Collina
15 febbraio 1944
Immagine 1
Prologo
L'attesa
15 marzo 1944
Lo strappo
Immagine 3
Dolore
Anomalia
Non crepare madre
Normalità
Dopo la deflagrazione
Il Cristo ignoto
Ecce Homo
Apoteosi
Sodoma e Gomorra
Litania
Biografia
Vittorio Miele nasce a Cassino (Fr) nel 1926. Vive e sopravvive all'orrore della Seconda Guerra Mondiale, trasferendosi poi a Urbino, dove comincia la sua attività artistica e scopre passioni nuove, quelle che l'irrimediabilità della follia umana gli aveva sottratto. È del 1966 la prima personale a Frosinone; nel 1969 con l'opera Il Dolore riceve il 2° premio all'Esposizione Internazionale di Pittura di Piervert in Francia e, nello stesso anno, vince a Roma il primo premio alla IV Rassegna Nazionale Arti Figurative con l'opera Case di Ciociaria. Con un gruppo di validi artisti fonda l'Associazione degli Artisti Ciociari: è l'inizio di un'intensa attività di collaborazione con realtà culturali soprattutto internazionali. Negli anni Settanta espone in Giappone, in Canada, negli Stati Uniti, in Jugoslavia, oltre che in varie sedi in Italia. Tornato nella sua città natale, nel trentacinquesimo anniversario della distruzione di Cassino il maestro dedica a coloro che vissero quei tragici fatti bellici la mostra storica "Testimonianza", un itinerario artistico con immagini toccanti nelle quali ripropone quei tragici giorni. Nel 1980 il Comune di Cassino dedica a Miele una vasta antologica, presentata in catalogo da Pietro Annigoni. Negli ultimi anni della sua vita espone ancora in personali o mostre collettive a Frosinone, koma, Alatri, Roma. Dopo lunghi mesi di lucide sofferenza per una grave malattia Miele muore a Cassino il 18 novembre 1999. Tra il 1999 e il 2009 importanti rassegne a Boville Ernica, alla Fondazione Mastroianni di Arpino e a San Gimignano hanno reso omaggio all'opera di uno degli artisti italiani più significativi del secolo scorso.
La donazione
A venti anni dalla scomparsa di Vittorio Miele, la sua famiglia dona all'Università degli studi di Cassino e del Lazio Meridionale trenta dipinti e grafiche realizzati a metà degli anni '80 del secolo scorso.
La raccolta fa parte della serie 'Testimonianza", documentazione artistica di un'esperienza umana che ha visto Miele testimone diretto e protagonista degli eventi bellici che sconvolsero la città e l'Abbazia nel 1944. Secondo la critica queste opere, che hanno ora sede permanente negli spazi dell'Ateneo cassinate, costituiscono il nucleo fondamentale di tutta la poetica del pittore cassinate.
La donazione restituisce al territorio che le ha ispirate opere di grande valore artistico e culturale, stabilendo un ideale dialogo con la memoria individuale e collettiva e aprendo spazi di riflessione e di approfondimento.
Testimonianza
"A Cassino, dove Vittorio Miele è nato nel 1926, sono ancora visibili i segni dell'ultima guerra: cicatrici e crateri in terra, cicatrici e ferite dell'animo di chi, quegli anni tragici ha vissuto in prima persona. Il 15 febbraio 1944 su Cassino, centro del teatro bellico, si abbatté l'Apocalisse. Crolla l'antico Monastero benedettino, già in parte smantellato; crolla quasi l'intera montagna; scompare il punto geografico di un'altissima civiltà sotto le bombe che profanano natura e fede.
Miele è Ii, al centro del caos, abbarbicato ad un precario rifugio di terra insieme al padre, e proprio davanti agli occhi terrorizzati del ragazzo, il padre scompare nel rovinio che cancella totalmente il suo mondo domestico, il suo affetto più profondo, la sua sicurezza familiare e lascia una insanabile ferita nel suo animo. La vita di Miele resta segnata da quella interminabile giornata di sangue e terrore.
Miele si porta dentro il suo teatro di dolore, la sua personale apocalisse. Un dolore che non grida, non chiede vendetta, che si stempera in una immagine-memoria di tutto rispetto e sfocia in pittura. Colori spenti, delicati, sfumati, terrosi, paesaggi noti, case tra i campi velati, figure di donne dolenti. Non è un'immagine romantica ma la proiezione di un'emotività arrovellata, muta, che si esprime in colori, ricca di fermenti culturali e di radici locali, di accorsi postimpressionisti, di nostalgie fantastiche. Da questa pittura liberatoria esce una personale catarsi, una lacerante ricerca per superare il labirinto della memoria, per raggiungere, con meno strazio, il punto intimo, segreto, dove dolori e ricordi accettano il Dolore, che ad ogni vita è ugualmente riservato.
Questa terra conserva, tra le ondulate colline, la lontana-presente memoria di Vittorio Miele, e in un certo qual modo, oggi, lo compensano con il riconoscimento del suo talento artistico, con la quiete che aleggia sull'intera regione, all'ombra del monastero benedettino ricostruito, ombra che si allunga, alta solenne pacificatrice, sulla pianura costellata di croci, a monito di un tempo di barbarie, di cui tutti noi siamo consapevoli, addolorati e in parte responsabili."
Umberto Mastroianni, 1990